Il processo di dematerializzazione dei documenti, parte del progetto peg “Amministrazione Digitale”, segna una nuova tappa nel percorso virtuoso che il Comune di Copparo ha intrapreso sulla strada della riduzione e razionalizzazione dei costi. Dal 1° Gennaio 2012 infatti tutti gli atti di Giunta e di Consiglio Comunale, nonché gli atti monocratici del Sindaco e dei Dirigenti, verranno redatti esclusivamente in formato elettronico. E’ un risultato di cui essere orgogliosi, che consentirà al Comune di risparmiare sui costi di consumo della carta e delle stampanti e di uniformare i comportamenti della struttura organizzativa a iter procedurali ben definiti. Un ringraziamento speciale va a tutto il personale dell’ente che si è impegnato attivamente affinché l’obiettivo indicato dal Sindaco e dalla Giunta venisse tradotto in concreto. Occorre ora rinnovare la volontà di proseguire sul percorso intrapreso e indirizzare i nostri comportamenti verso modelli che, grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, permettono al Comune di migliorare i servizi offerti riducendo le spese.
La manovra doveva essere all'insegna del rigore? quello c'è tutto. Della crescita? Senza una riforma seria della giustizia e del lavoro (a partire dagli appalti pubblici) sarà una scommessa difficile da vincere.. dell'equità?? Per i soliti noti (noi polli che le tasse le paghiamo fino all'ultimo centesimo): addizionale irpef, aumento della benzina, ICI sulla prima casa, riforma delle pensioni, aumento dell'iva, tagli agli enti locali (=meno servizi e più cari), etc. Per i furbetti: tassa dell'1,5% sui capitali scudati…gli fanno il solletico…come si può non essere contrari a questa manovra se non emendandola seriamente?? Spese militari, sprechi della poliica (enti inutili, consulenze, cda, auto blu, dimezzamento dei parlamentari, etc.), lotta seria all'EVASIONE FISCALE, spese militari..!!!!!
Sono un lavoratore dipendente e pago le tasse fino all'ultimo centesimo di euro. Io come tanti altri sono stanco di mantenere un paese in cui pochi pagano e tanti godono, sprecano, evadono. Come sempre accade, le battaglie, e questa in particolare, per essere vinte non possono che partire dal basso. Solo modificando i nostri comportamenti e diffondendo la nostra indignazione possiamo contagiare chi ci sta accanto, affinché il nostro moto di protesta trovi eco e si diffonda, si propaghi e si rafforzi come un'onda. Troppo spesso mi capita che dopo una consumazione in un locale o dopo un servizio reso da un privato non mi sia dato spontaneamente lo scontrino o una ricevuta. La cosa mi irrita notevolmente, e penso che di fronte a me ho un altro furbetto disonesto che col suo sorriso accomodante crede di avere trovato un altro fesso! Ricordatevi che così facendo si viene fregati due volte, perché non solo il negoziante di turno risparmia sull'IVA che non versa, ma risparmia pure sulle tasse che dovrà versare sul proprio reddito dichiarato.
Alcuni dati su cui riflettere:
Se la casta della politica ci costa 25 miliardi di Euro l’anno, l’illegalità ne mangia 15 volte di più, corruzione, evasione fiscale, lavoro nero, reati ambientali, riciclaggio, crac finanziari bruciano risorse collettive e pubbliche che sfiorano i 400 miliardi.
Evasione fiscale 120 miliardi l’anno, corruzione 60 miliardi l’anno, il che significa che se si riuscisse a sconfiggerle entrambe, in 10 anni si potrebbe azzerare il debito pubblico che ammonta a 1800 miliardi di Euro.
Negli ultimi 30 anni il lavoro dipendente che è quello che non può sfuggire al fisco con l’evasione ha pagato 850 miliardi di tasse in più proprio a causa dell’evasione di quelli che le tasse non li pagano: 450 miliardi di evasione accertata ma non recuperata.
Abbiamo 3 milioni di lavoratori in nero che naturalmente non pagano contributi e sui quali naturalmente prolifera l’impresa clandestina degli imprenditori quasi tutti italiani che naturalmente su quell’impresa non pagano tasse perché l’impresa è come se non risultasse, oppure risulta in passivo e quindi non paga tasse. 3 milioni di lavoratori in nero sottraggono alle casse pubbliche 52 miliardi e mezzo.
ALLORA FATTI FURBO: CHIEDI LO SCONTRINO!!
4 luglio 2011 Postato in Società | Commenti disabilitati
Una scheda completa sui quattro quesiti referendari del 12 e 13 Giugno 2011, che riguardano: il legittimo impedimento, la privatizzazione di fatto dell’acqua previsto dal decreto “Ronchi” (due quesiti) e il ritorno all’energia nucleare.
Cosa sono i referendum
Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, e l’esito referendario è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo. Sono quattro le tipologie di referendum contemplate dalla Costituzione italiana:
il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale,
quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni,
quello riguardante il passaggio da una Regione ad un’altra di Province o Comuni.
Il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75) si utilizza come soluzione per abolire una legge già esistente o parte di questa.
Descrizione breve dei referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.
L’elettore, per votare, deve esibire al presidente del seggio la tessera elettorale ed un documento di riconoscimento.
L’elettore riceve da un componente del seggio 4 schede di diverso colore:
Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.
Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere la vigente normativa richiamata dal quesito referendario.
Quando si vota
Le operazioni di voto si svolgono:
Domenica 12 giugno 2011, dalle 8:00 alle 22:00
e
Lunedì 13 giugno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.
Secondo legge potevano essere svolti tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno, quindi senza unire il voto con le elezioni amministrative del 15–16 maggio.
Tale scelta è stata criticata quale enorme spreco di denaro pubblico e come tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Un tentativo di boicottaggio. Infatti se non andranno a votare il 50% + 1 degli aventi diritto i referendum non saranno validi.
Il Ministro degli Interni Roberto Maroni (della Lega di “Roma ladrona”) ha scelto per la divisione delle due consultazioni. Di fatto questa decisione costerà alle casse dello stato, come evidenziano alcune stime riportate dalla stampa, uno spreco di 400 milioni di euro in più rispetto ad un ipotetico accorpamento delle elezioni amministrative col referendum.
Dove si vota
Gli elettori devono votare nel proprio Comune di residenza, nella sezione elettorale indicata sulla prima facciata della tessera elettorale.
Referendum, in campo la società civile: Quattro sì per cambiare l’Italia
È importante – il 12–13 giugno – raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Referendum e scegliere il SI a tutti i quesiti. È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.
Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini. L’impegno delle mobilitazioni sociali non si limiterebbe a manifestazioni finora inascoltate, ma cancellerebbe alcune delle peggiori leggi introdotte dal governo.
Quesito n. 1 – referendum acqua pubblica – abrogazione affidamento servizio ad operatori privati
Referendum popolare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
Nota: Il primo quesito sulla privatizzazione dell’ acqua pubblica riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si deve votare SÌ se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale.
Quesito n. 2 – referendum acqua pubblica – abrogazione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Referendum popolare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’ acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.
Quesito n. 3 – referendum energia nucleare
Referendum popolare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.
Nota: Lungo e articolato il quesito referendario per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Anche questo quesito è stato presentato dall’Idv.
Si deve votare SÌ se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.
Quesito n. 4 – referendum legittimo impedimento
Referendum popolare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO
“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
Nota: Questo quesito, per abrogare la legge sul legittimo impedimento, è quello dalle possibili ripercussioni politiche più forti. A proporre il referendum è stata l’Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.
Si deve votare SÌ se si è contrari al principio che Presidente del consiglio o ministro possano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede questo “scudo” nei confronti del sistema giudiziario.
Difficile parlare delle posizioni raccolte da Forum Civico, senza cadere nell’espressione di pareri. Ci proviamo qui. Invitiamo i lettori ad esprimere la loro posizione/parere nella sezioni contributi dei lettori a fondo pagina.
Per i “NO” si schiera chi accetta, soprattutto per coerenza ad una “logica” di mercato, sia la speculazione sull’acqua (pur sapendo che sia un bene pubblico essenziale per la vita); sia la speculazione sul nucleare (pur sapendo che questo sia giocare d’azzardo con il disastro nucleare a spese del pianeta e delle tasche dei contribuenti); sia la “libertà” di farla sempre franca, in quanto potenti, nei palazzi di giustizia.
Per i 4 “SI” voteranno quei cittadini intervistati che credono in un’Italia pulita, solidale, giusta e libera dai tentacoli anche politici della malavita. Che credono che la giustizia, per essere tale, deve essere assolutamente uguale per tutti, anche per i ricchi e i potenti, e soprattutto per i propri amministratori (presidenti del consiglio inclusi). Cittadini che, previdenti se non per sé, per i propri figli, vogliono vivere in un’Italia al sicuro dai disastri nucleari (la “peste radioattiva”), al riparo delle speculazioni dei pochi sulla vita dei molti. E che reclamano l’acqua come un bene inestimabile, proprietà irrinunciabile di ogni italiano.
Il referendum sul nucleare
Nonostante l’approvazione della moratoria di un anno sul nucleare in Italia, il referendum non si ferma. Anche per questo si voterà a giugno.
Ed è assai probabile che con il referendum del prossimo giugno gli italiani diranno ‘no’ al nucleare. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il 90 per cento circa degli italiani preferisce le fonti rinnovabili al nucleare. Non solo. A quanto pare, dopo il disastro in Giappone il 17 per cento della popolazione ha cambiato idea sulla sicurezza delle centrali nucleari, ora è pari al 69 per cento il numero di persone contrarie a questa misura.
Il voto dei cittadini italiani residenti all’estero
I cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali e residenti all’estero votano, di norma, per corrispondenza, a meno che non abbiano esercitato il diritto di opzione per il voto in Italia, dandone comunicazione alla rappresentanza diplomatica o consolare competente entro il decimo giorno successivo alla indizione dei referendum. Il termine per i referendum 2011 è scaduto il 14 aprile 2011. Coloro che non hanno esercitato tale opzione, anche se in Italia nei giorni delle votazioni, non possono in alcun modo essere ammessi al voto.
Il voto per corrispondenza non è possibile, comunque, per i cittadini che risiedono in stati che non hanno sottoscritto con l’Italia una apposita convenzione (c.d. “stati senza intesa”). In questo caso, quindi, per esercitare il loro diritto di voto, devono rientrare in Italia.
I cittadini italiani residenti all’estero, che votano per corrispondenza, ricevono, al proprio domicilio estero, un plico contenente le quattro schede relative ai quattro quesiti referendari, un certificato elettorale, una busta bianca, una busta preaffrancata (Business Reply Envelope) con l’indirizzo del Consolato ed un libretto contenente il testo della Legge recante “Norme sul diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”.
I cittadini italiani temporaneamente all’estero che appartengono alle seguenti categorie:
militari o appartenenti a forze di polizia in missione internazionale;
dipendenti di amministrazioni pubbliche per motivi di servizio qualora la durata prevista della loro permanenza all’estero sia superiore a tre mesi, e loro familiari conviventi;
professori e ricercatori universitari, e i rispettivi familiari conviventi, che si trovano all’estero per una durata di almeno sei mesi e che alla data del decreto di indizione delle consultazioni si trovano all’estero da almeno tre mesi,
possono esprimere il voto per corrispondenza.
Gli appartenenti alle categorie di cui ai punti 1 e 2 (militari o appartenenti a forze di polizia, dipendenti di amministrazioni pubbliche in servizio e loro familiari conviventi) devono far richiesta al comando a alla amministrazione di appartenenza entro e non oltre il trentacinquesimo giorno antecedente la votazione in Italia (ossia entro il giorno 8 maggio 2011).
I cittadini appartenenti alla categoria di cui al punto 3 (professori o ricercatori universitari, e loro familiari) devono fare richiesta direttamente al Consolato di appartenenza, sempre entro e non oltre il trentacinquestimo giorno antecedente la votazione (ossia sempre entro il giorno 8 maggio 2011).
Questi elettori ricevono a domicilio, da parte dell’Ufficio consolare competente, il plico elettorale contenente le schede e le istruzioni sulle modalità di voto. In ogni caso, entro il ventitreesimo giorno dalle votazioni (ossia entro 20 maggio 2011), la richiesta di voto per corrispondenza può essere revocata tramite espressa dichiarazione da inviare al proprio Consolato .
Chi si trova temporaneamente all’estero e non appartiene alle categorie sopra indicate, può votare per i referendum solamente rientrando in Italia, nelle liste elettorali del Comune presso cui sono iscritti.
L’elettore che non ricevesse il plico elettorale entro il 29 maggio 2011, può recarsi di persona all’Ufficio consolare competente per verificare la sua posizione elettorale.
Concluse le operazioni, le schede votate dagli italiani residenti all’estero pervenute ai Consolati entro le ore 16:00 del 9 giugno 2011 vengono trasmesse in Italia, dove ha luogo lo scrutinio a cura dell’Ufficio centrale per la circoscrizione estero istituito presso la Corte di Appello di Roma.
Votare per i referendum dall’estero, oppure non nel comune di residenza
Per informazioni se e come sia possibile votare per gli italiani residenti all’estero, si veda anche (nella sezioni commenti): Come votare ai referendum dall’estero (n. 6); si notino anche le precisazioni al commento n. 19 e al n. 34 .
Per informazioni se sia possibile votare per chi, come la signora Maddalena (commento n. 42), ha fatto la richiesta per la cittadinanza italiana, ma è ancora in attesa di responso finale, si veda: Votare senza cittadinanza italiana si può? (n. 43).
In caso di malattia che comporti l’intrasportabilità del malato al seggio si veda anche il commento n. 78
Agevolazioni di viaggio
Gli elettori che devono recarsi nel Comune nelle cui liste sono iscritti hanno diritto, in alcuni casi, ad alcune agevolazioni di viaggio. Sono previste riduzioni del 60% per l’acquisto di biglietto ferroviario e sui traghetti. Inoltre, sono previste anche alcune agevolazioni per l’acquisto del biglietto aereo di andata alla sede elettorale di iscrizione e ritorno. Per i viaggi aerei effettuati sul territorio nazionale, la legge introduce un’agevolazione di viaggio nella misura del 40 per cento del prezzo del biglietto. L’importo massimo rimborsabile, comunque, non può essere superiore a 40 euro per il viaggio di andata e di ritorno per ogni elettore (Legge 26 maggio 1969, n. 241 e successive modifiche).
Altre notizie sui rimborsi di viaggio possono essere reperite sul sito di Trenitalia www.trenitalia.com , della società di navigazione Tirrenia www.tirrenia.it e su Alitalia www.alitalia.it .
Voto assistito
Gli elettori che soffrono di una menomazione fisica tale da impedire loro di votare autonomamente (ad esempio i ciechi, gli amputati di entrambe le mani, ecc.) possono farsi assistere in cabina da un altro elettore.
Per usufruire di questo diritto è sufficiente presentare al presidente del seggio un certificato rilasciato da un medico dirigente dell’Ulss o, per i non vedenti, il libretto nominativo rilasciato dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps), oppure richiedere all’Ufficio Elettorale l’apposizione di un timbro speciale sulla tessera elettorale, presentando la seguente documentazione:
la carta di identità o altro documento di riconoscimento (patente, passaporto, ecc.)
la tessera elettorale rilasciata dal Comune
certificato medico che attesti l’invalidità fisica permanente. Gli elettori non vedenti, per essere ammessi al voto assistito, è sufficiente che esibiscano il libretto nominativo rilasciato dall’Inps.
La tessera con il timbro del Comune esonera l’elettore dall’esibire al presidente di seggio il certificato medico in tutte le elezioni.
La richiesta del certificato medico per avere diritto ad essere accompagnati in cabina va fatta presso una delle sedi degli ambulatori medici, senza bisogno di appuntamento.
Durante le giornate di sabato 11 giugno e di domenica 12 giugno non sono aperti gli ambulatori; in caso di assoluta necessità la richiesta della certificazione deve essere rivolta direttamente al medico reperibile di pronta disponibilità – tramite il centralino dell’Azienda Ospedaliera della propria città.
L’accompagnatore deve essere in possesso della tessera elettorale, e non può svolgere questa funzione di sostegno per più di una persona.
Sulla tessera elettorale, all’interno dei uno degli spazi per la certificazione del voto, il presidente del seggio vi appone una apposita annotazione (“accompagnatore”, con data e firma del presidente, senza apporre il timbro della sezione elettorale).
Voto domiciliare
Per gli elettori che soffrono di grave infermità e che si trovano in dipendenza vitale da speciali macchinari medici (chiamate “apparecchiature elettromedicali”) o che soffrono di una malattia che rende loro impossibile l’allontanamento dall’abitazione, è possibile votare a casa. Per poterlo fare bisogna far pervenire all’ufficio elettorale almeno venti giorni prima della data delle elezioni (quindi entro il 23 maggio 2011) la dichiarazione attestante la volontà di esprimere il voto presso la propria abitazione. La dichiarazione va redatta in carta semplice e deve contenere i dati esatti del proprio domicilio e il recapito telefonico. Alla dichiarazione deve essere allegato il certificato sanitario rilasciato dal funzionario medico designato dall’Azienda sanitaria locale nel quale è attestato che l’elettore, per il suo stato di salute, ha il diritto di votare presso la propria abitazione e, se necessario, che ha diritto a essere assistito da un altro elettore per poter esprimere il suo voto.
Il certificato deve essere rilasciato in una data non anteriore al quarantacinquesimo giorno prima delle elezioni (quindi non prima del 29 aprile 2011).
ATTENZIONE: I CERTIFICATI PER IL VOTO ASSISTITO E PER IL VOTO DOMICILIARE NON POSSONO ESSERE RILASCIATI DAL MEDICO DI GUARDIA MEDICA, NÈ DAL MEDICO DI MEDICINA GENERALE.
Per i Sì, o per i No, ma votiamo tutti
Non votare, adesso che tanto è stato fatto per garantire una scelta democratica del popolo, vorrebbe dire perdere un’occasione importantissima per affermare con chiarezza che i cittadini devono essere ascoltati. Votiamo tutti. Per i Sì o per i No, ciascuno voti a seconda della propria coscienza. Ma votiamo tutti. Non lasciamo la democrazia nelle mani dei pochi.
Ricordiamo inoltre, per correttezza, che è possibile scegliere quali referendum votare, ritirando solo le schede che interessano. Il quorum infatti viene calcolato per ogni singolo quesito.
30 maggio 2011 Postato in Politica, Società | Commenti disabilitati
Il centrosinistra espugna Milano con Pisapia e Napoli con De Magistris, il segnale è forte e chiaro: l'era di Berlusconi volge al termine, è ora di rinascere, di ripartire, di tornare a sperare in un futuro migliore, in un futuro di grandi valori.
Napoli ha voglia di pulizia delle strade e delle coscienze, viva Luigi De Magistris, viva Napoli, viva l'Italia!!!
26 maggio 2011 Postato in Politica | Commenti disabilitati
Riporto questo articolo di Antonio Di Pietro, che ben riassume il manifesto politico di Italia Dei Valori e che condivido e sostengo in pieno.
Io invito i cittadini a leggere la relazione della Corte dei Conti. Non usa la parola “caimano” ma dice esattamente quel che dico io, e cioè che l’Italia è più povera. Se non basta la Corte dei Conti, c’è un’altra nota associazione comunista, l’Istat, e se non basta neanche quella si può prendere quel noto giornale comunista che è “Il Sole 24 Ore” piuttosto che l’associazione degli industriali. Purtroppo le politiche portate avanti da questo governo, sui piani economico, sociale, dello sviluppo e del contenimento del debito si sono rivelate un fallimento. Sia che lo dici in dipietrese sia che lo dici alla Bruno Vespa, sempre una situazione disperata è.
In democrazia, quando c’è un governo che non raggiunge gli obiettivi bisogna, nelle regole dell’alternanza e dell’alternativa, proporne un altro, e comunque avere l’umiltà di farsi da parte. Altrimenti, invece che farsi da parte in maniera spontanea bisogna pensarci in maniera “spintanea”, democraticamente parlando.
Io credo che l’Italia dei valori sia in una fase molto importante ma anche molto delicata di ricollocazione. Me ne assumo la responsabilità, perché questa fase l’ho voluta e cercata e lo voglio continuare a fare. L’idv è nata nel 2000 con un chiaro intento di denuncia di una primavera interrotta. Dopo Mani pulite doveva nascere una seconda repubblica basata sulla credibilità delle persone e invece tutte le persone che avevo visto a san Vittore me le ritrovo a Montecitorio. Dopo dieci anni, oggi ritengo l’Italia dei valori una formazione che deve assumere la responsabilità di un’alternativa e di una prospettiva. Quindi abbiamo perso l’elettorato di mera protesta.
Io non ce l’ho con quell’elettorato. La protesta è l’effetto di un danno subìto. Il compito è costruire condizioni tali per cui meno persone sentano sulla propria pelle questo danno. Io sento la responsabilità di costruire questa alternativa. Quando ho fatto il ministro delle Infrastrutture lo ho fatto senza guardare al colore, e tra me e Bersani abbiamo fatto a gara a chi faceva più liberalizzazioni. Io voglio tornare al governo e continuare a fare questo lavoro di rilancio di un’alternativa di governo …I referendum sono il culmine di questa attività d’opposizione. Il 12 e 13 giugno per noi è il termine della fase d’opposizione.
L’Italia dei valori nasce dieci anni dopo la caduta del Muro di Berlino: questa etichetta, “Idv comunista”, non c’azzecca proprio per niente. Noi siamo iscritti all’Internazionale liberal-democratica, facciamo parte dei liberal-democratici europei, che quest’anno fanno il loro congresso qui in Italia, a Palermo a novembre, e siamo proprio noi dell’Idv che lo allestiamo per tutta l’Italia.
In Europa la realtà liberal-democratica è frastagliata. In Inghilterra è più di destra, ma in Francia, Belgio e Germania sta più in area riformista. Noi vogliamo costruire a livello europeo e italiano una realtà in cui i princìpi liberali si sposano con la seconda parte dell’ art 41: una finalità sociale.
Il messaggio che vorrei mandare al Paese è che non basta dire “centrodestra” e “centrosinistra”. Oggi c’è forse una primavera culturale alle porte, che parla di una logica dell’alternanza e dice che non basta più dire “comunista” e “anticomunista”. C’è un modello culturale che deve essere rivisto a fondo. Siamo in Italia nel 2011, in un Paese moderno e democratico: mettere le paure dell’Islam, degli omosessuali, degli zingari è un modello culturale che chi sta al governo può proporre per carpire voti agli elettori?
Nella coalizione di centrosinistra io credo che ci sia bisogno del sogno e dell’utopia di Vendola come della concretezza e delle liberalizzazioni di Bersani. Non credo proprio che Sel e Pd si metteranno insieme in un partito unico. Io, comunque, non sono assolutamente interessato.
Voglio collaborare con la sinistra moderna post-ideologica, che si rifà alla Costituzione italiana e ai suoi princìpi di solidarietà, che sono non comunisti ma cristiani. Io con l’Idv credo di poter dare un contributo a questa coalizione politica per presentare un’alternativa di governo.
Noi dell’Idv vogliamo stare all’interno di un’area liberale, in cui c’è la libertà di mercato e le regole di mercato ma anche una solidarietà. Noi abbiamo detto di votare sì al referendum sull’acqua pubblica non perché siamo statalisti ma perché riteniamo che si sono dei beni fondamentali e primari che per definizione non dovrebbero essere in vendita. Ma questo, lo ho già detto, non è un principio comunista. Gesù Cristo diceva “Dar da bere agli assetati”, non Mao!